Manon

Manon, frugavo nelle mie tasche affondando nel profumo autunnale e pastoso di miele
con il tuo Baudelaire totale, tendre et tragique
mentre il pianto del cielo bagnava le dune antiche di Ostia.
Restavi seduta, distratta, avvolta nelle maglie larghe di lana saporita
e, giocando con l’anello al dito vincevi
ashen lady
sul tramonto che allagava la tua pelle bianca.
Lars aveva ragione –Non si possono odiare i tramonti-
Et moi, comme un liseron des dunes, revais tes douces
racines, sans peur
sans désir, sans volonté
quando il si-bemolle delle tue risa soffondeva la mia anima.
Posava l’ambra gocce timide sulla tua schiena calda di vapori
e, la scia dei tuoi occhi rigava lo specchio:
ti guardavo,
ridevi come Naiade alla fonte.
Nell’ora tarda fresca di cannella dividevo il mondo,
tra le tue braccia calde di notte,
e, tenendolo unito con la trama della tua anima: aria bagnata
contraevo lo spazio e dilatavo il tempo.
And the world spins around and I didn’t care anymore.
Nei tuoi occhi la mia contraddizione
sulle tue labbra la mia confutazione.
Fioriva Roma avvolta nel biondo abbraccio del Tevere eterno
di ippocastani, di gelsomino, di fiori d’arancio:
quando sulla tua schiena rorida
si adagiava mollemente tenera la vita…
Tutto questo evocava
l’infinito Aleph-zero…E
Nulla più, Manon.