La La Land

Le luci si sono accese dopo due ore e la ragazza, seduta di fronte, era accartocciata nelle spalle e gli occhi completamente allagati. Sotto i titoli di coda scorre City of stars. Struggente.

La trama è una sagra di ovvietà: due sognatori, raggirati e sfortunati, tentano di sbarcare il lunario: lui con il jazz, lei con il cinema. Ovvio e nulla di nuovo.
Ma le musiche sono realmente coinvolgenti, piene le percussioni e gli assoli di tromba e piano da puro jazz.

Una serie di coincidenze (anche se non esistono realmente) fanno sì che i due protagonisti (Ryan Gosling ed Emma Stone) s’incontrino ripetutamente e nelle condizioni più assurde.
Arriva quindi il momento che vivano la loro storia e nel viverla sono giù perdenti.
Perchè perdenti? Perchè l’intero film non è un inno all’amore ma semmai alla sconfitta di esso in nome di un più sicuro, certo e redditizio conformismo. Sì, mi vien da dire che La la Land è un trionfo di conformismo ma nel modo più atroce.
Infatti, i due amanti nel vivere la loro relazione piena di sentimento e musicalità non hanno come fine il completo riconoscimento di una dipendenza l’uno dall’altro bensì devono affermare la loro disuguaglianza.
Cristallina è la motivazione della loro prima (ed unica) crisi quando Seb (lui) dice a Mia (lei) che lo preferiva quando era un pezzente perchè lei si potesse sentir migliore.
Da quel momento è una discesa che, sebbene li porti a dichiarare –I love you for ever-,  li allontanerà per sempre.
Ma cinque (eh sì, cinque anni dopo…Coincidenza? No, solo un reale fatto) anni dopo lei si ritrova nel suo (di lui) locale che porta il nome che lei gli suggerì.
Per lui è un’epifania e quei minuti, interminabili, di fronte al bianconero del pianoforte è un modo per ricucire il tempo fuori dal tempo che hanno perso e che poteva realmente essere.
Finito il pezzo, lei si avvicina all’uscita con suo marito, però trova il tempo per voltarsi verso di lui. Un sorriso amaro, un leggero cenno del capo e addio.

Ecco. Una storia di due vigliacchi che hanno preferito la sicurezza di un futuro certo di solitudine (anche se lei è sposata, lei è sola). Potevano avere e vivere i loro infiniti, ma come dice Brunori –Si sono piegati alle logiche del mercato
Non esiste più spazio per l’amore, quell’amore travolgente che entrambi si cantavano, perchè l’amore non ha progetti, non ha finalità, non è un luogo in cui ci si sente sicuri.
Per questo motivo, la ragazza di fronte a me era sommersa di lacrime. È l’accettazione, oramai generale, che non v’è spazio nelle nostre vite per altri se non per un breve tempo.
Quanto basta per avvicinarsi sempre un po’ di più verso l’obiettivo finale: l’accrescimento senza limiti della nostra posizione sociale.
Ma se venerate il denaro e le cose, se è a loro che attribuite il vero significato della vita, non vi basteranno mai. Venerate il vostro corpo, la vostra bellezza e la vostra carica erotica e vi sentirete sempre brutti, e quando compariranno i primi segni del tempo e dell’età, morirete un milione di volte prima che vi sotterrino in via definitiva.
E poco importa se la storia di Seb e Mia viene etichettata come quella di due sognatori. Poichè in realtà sono dei reali perdenti e la cosa più triste è che lo sono in modo inconsapevole.
Loro non hanno voluto ciò che volevano ma hanno voluto ciò che gli è stato offerto.

Così mi trovo a pensare ai miei gesti che possono apparire come insensati, privi di significato o completamente inutili come prendere l’auto e aspettarla di fronte ad una pasticceria per un giorno intero oppure scriverle con un gesso su un cartoncino nero.
Però, almeno, in questi gesti non sono inconsapevole ma sono presente con tutto me stesso.

 

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