Zero, Uno, Qubit…E la Grazia (4)

Il chiosco di birra (a prezzi accessibili) stava chiudendo mentre la piazza s’animava di risate fragorose e da ogni nugolo di persone si sollevavano sbuffi di fumo blu sotto le luci ambrate.
Zero prese coraggio – Ammetto che forse sono i due litri di birra a parlare e a rendermi anche più tondo di quanto non sia, ma tu stai dicendoci che la nostra logica, la nostra brillante e completa logica è qualcosa di limitante e, cosa ancor peggiore, è soltanto una proiezione (o collasso) di dimensioni maggiori?-

(Ripresa del racconto di qubit)

Sia p una proposizione. Se vi chiedessi di valutare l’espressione:

p e non-p.

Rispondereste che è falsa. Questa è l’espressione del famoso principio di non-contraddizione, e la nostra conoscenza si fonda su questo.
Ma il principio di non-contraddizione viene costantemente negato dalle persone, eppure non mi pare che il mondo vada a rotoli o il sole non sorga il giorno dopo.
Ah, il mio spin è contemporaneamente up e down, dove down=non-up.
Non credete che le persone facciano a meno del principio di non-contraddizione?
Espressioni del tipo:

  • Non è che non ti amo
  • Voglio ancora sposarti ma non posso stare con te
  • Sei l’amore della mia vita ma non voglio stare con te

Oppure, quando si legge di donne (e anche uomini, sì ci stanno anche uomini) che subiscono violenza dal partner ma non riescono ad abbandonarlo ed anzi arrivano a giustificarlo e a proteggerlo (Paradosso della relazione violenta);

Tutto ciò dovrebbe farvi ricredere.
Le espressioni che palesano pensieri incompatibili sono un chiaro esempio dell’applicazione della funzione di dispiegamento. Tale funzione porta a livelli superficiali ciò che in profondità è sentito come uno.
Così “voglio stare con te e non voglio stare con te“, “sono morto e sono vivo” (negli schizofrenici) sono espressioni asimmetriche di un qualcosa che a livello simmetrico è percepito come unità.
Il famoso paradosso di quel gatto(che non si può comprendere tra un din e un don di un cambio d’ora, a meno che, ovviamente, non si sia un massimo esperto di meccanica quantistica…E credetemi almeno una pare esservi) è denominato paradosso poichè nella dimensione della logica aristotelica A non può essere non-A.
Consideriamo il numero 31 (come numero reale e non complesso). Bene.
I numeri 2,3, 12342, 3/2 eccetera non sono il numero non-31. In matematichese, si esprime questo dicendo che non-31, vale a dire il complementare di 31, è l’insieme dei numeri reali tranne, appunto, 31. Ma quindi non-31, matematicamente inteso, non è un numero ma un insieme.
Ecco bisogna fare molta attenzione perchè vi è una enorme differenza tra un giudizio negativo e negazione di un giudizio.
Così, se vige il principio di non contraddizione, si esprime l’infinita distanza tra 31 e non-31 anche dal punto di vista della cardinalità; infatti |{31}|=1 mentre |R\{31}|=|R| dove |R| è la cardinalità del continuo.
Tutto ciò è espressione del fatto che non vi è possibilità di non-31 di vivere contemporaneamente a 31.
Ora aumentiamo le dimensioni ma di poco: consideriamo uno spazio a tre dimensioni (reali). Per determinare un punto in questo spazio abbiamo bisogno di tre numeri (reali).
Bene. Sia (3,5) il punto nel piano xy, e in tale piano vi sono infiniti punti che non sono il punto (3,5) ma non vi è nessun punto che è non-(3,5). Ma tutti i punti, dell’unica retta perpendicolare a tale piano e passante per (3,5), sono i corrispondenti in questa dimensione (la terza) del punto (3,5).
E a pensarci bene il punto (3,5) è la proiezione di uno di questi infiniti punti di tale retta.
Vedete cosa accade quindi? Possiamo interpretare il principio di non contraddizione in termini di questa analogia dicendo che:

  1. Non vi può essere in un dato piano, un punto (m,n) e un punto non-(m,n) se per quest’ultima espressione si  intende non un giudizio negativo ma la negazione di un giudizio.
  2. Se stabiliamo una corrispondenza biunivoca tra un punto assegnato in quel piano e una data asserzione, p, possiamo affermare che, in queste condizioni, non si può dare il caso di p e non-p. È quanto afferma il principio di non-contraddizione.

(Zero fece un sussulto, balbettando -Ma, ma, ma…Ci sono quindi infiniti principi di non-contraddizione?-)

Sì, ve ne stanno infiniti e come vedete basta aumentare la dimensione e ne compaiono una quantità non numerabile (ogni punto della retta perpendicolare).

Uno non poteva più rimanere zitto davanti a così tanta assurdità e alzandosi in piedi si mise a urlare -Io adesso sono in piedi e non sono seduto! Tu puoi dire quello che vuoi ma io sono in piedi e basta!-Qubit non si scomodò più di tanto e riprese.

Il fatto che tu affermi con certezza di essere in piedi, da dove trae la sua certezza, o meglio, cosa ti dà tanta sicurezza? Non devi apparire in qualche modo (o dimensione diversa) anche seduto per affermare che stai in piedi?
Ma vi avevo già detto che il mondo nasce da una negazione, quindi non mi dilungo ancora su questo punto.

Riprendiamo dagli infiniti principi di non-contraddizione.
La costruzione, che ho fatto utilizzando un linguaggio dividente e asimmetrico come quello matematico, permette di affermare che p e non-p possono co-esistere ma a patto d’aumentare la dimensione.
Ovviamente si possono fare salti anche di due, tre, quattro e (perché no) infinite dimensioni: capite cosa accade?
Ogni qualvolta che la ragione “asimmetrica” si trova di fronte l’essere (è meglio chiamarlo modo) simmetrico, la cosa migliore che può fare è descriverlo come un insieme infinito.
E l’emozione, in quanto emozione, non conosce individui ma solo classi o funzioni proposizionali e perciò, confrontata con un individuo, tende ad identificarlo con la classe a cui appartiene.
Inoltre nell’emozione vi è una componente di pensiero, quindi ogni qualvolta si pensa emozionalmente ad un individuo lo si pensa come classe (interamente) e non come individuo e come tale possiede al massimo grado tutte le qualità espresse dalla funzione proposizionale.
E per concludere, visto che il linguaggio divide, separa, spezzetta, sminuzza, tagliuzza con un uso intensivo di relazioni asimmetriche, l’emozione, in quanto simmetria, non può avere in sé linguaggio.
Ma proprio in quanto non misurabile è la matrice del misurabile e quindi anche la matrice del linguaggio.

E, quindi, Uno e Zero potete ritornare nel vostro circuito consapevoli del fatto che sebbene il mondo si regoli su stati definiti, non è misurabile attraverso questi stati perchè sono e saranno sempre delle approssimazioni. Precise, molto precise a meno di un errore piccolo…Ma quell’errore non potrete mai annullarlo perchè annullarlo equivarrebbe ad annullare il linguaggio.

Uno tentò il suo estremo “tocco” -Intanto quei due ragazzi, da cui il tuo racconto è iniziato, se avessero voluto viversi, sarebbero dovuti collassare in uno stato e non rimanere in super-posizione. È vero, in potenza potrebbero esser ogni cosa ma nei fatti non sono nulla l’una per l’altra.-

Il qubit spense la sua sigaretta di tabacco rollata, si alzò e prendendo via dei Serpenti concluse –Certe regole non hanno bisogno d’esser scritte per essere seguite.
Sì, a lui gli ci vorranno mesi, mesi per saziarlo dei baci, di tutti i baci che le vuole dare; gli ci vorranno anni per consumare tutti i baci che le vuole dare, sulle mani, sui capelli, sugli occhi, sul collo…Però, vedete, lei lo
sa.
Lei lo sa che…
la sua bellezza è per lui
come quei navigli nicei d’un tempo

che, mollemente, sull’odorato mare
riportavano il pellegrino stanco d’errare
alla sua sponda natia.
Da tempo avezzo a disperati mari
la sua chioma di giacinto, il suo classico
volto,
la sua grazia di Naiade riportarono lui anche
in patria
a quella gloria che fu la Grecia,
a quella maestà che fu Roma. (#iochoRoma)
Là, nel rilucente vano della finestra,
come statua eretta la vede,
con in mano la sua lampada d’agata!-

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