Zero, Uno, Qubit…E la Grazia (3)

La birra gli rinfrescò la gola secca (ma i qubits hanno anche la gola? Mah!) e l’aria della sera era fresca e sferzate di vento gli massaggiavano la barba morbida (pure la barba?).
Ciò che sosteneva il qubit era semplicemente assurdo e folle per zero ed uno. Ammisero che si persero già quando iniziò a parlare di super-posizioni ed entanglement; figuriamoci se compresero il discorso riguardo Matte Blanco.
Ora, cosa c’entrasse la psicologia con la meccanica quantistica non era chiaro ai due (e forse neanche al qubit) però un collegamento, un ponte sembrava apparire.

(Il qubit riprende a parlare dopo due IPA)

-Ciò che vi ho detto può sembrare assurdo in quanto tutti, e dico proprio tutti, percepiamo il mondo come diviso in fatti. Bei fatti: discreti, divisi, separati. Sì, va beh, lasciamo perdere la questione legata alle coincidenze e che qualcuno trova delle connessioni tra due fatti (e dunque collasserebbero in uno più grande e ampio…Quindi sempre uno).
Grazie al semplice (e banale?) fatto che dividiamo il mondo in fatti noi riusciamo a conoscerlo. Non si può, o meglio, non siete voi in grado di conoscere qualcosa di indivisibile. Per conoscere e conoscervi avete bisogno della negazione: il mondo nasce da una negazione.
Che poi non è la primordiale frustrazione? “Essere differente da”
Per alcuni il primo pensiero prenderebbe dunque la forma di: Io sono differente dal seno.Questo genera frustrazione in quanto l’altro è avvertito come onnipotente e quindi si conclude: Io sono diverso dal tutto.
E questo porta a due conseguenze:

  1. Io mi fondo con il tutto, ritorno al tutto
  2. Io sono il tutto.

Questo, a detta di Wittgenstein, è l’alba del pensare, la comparsa del principio individuationis.
Se notate tutto ciò è prodotto attraverso il linguaggio o un linguaggio, e tanto più è tecnico tanto più divide e separa i concetti.
Esiste però una particolare forma di linguaggio in cui si palesa la bilogica: il linguaggio musicale. Tale linguaggio è costituito da due parti:

  1. ritmo e melodia (parte asimmetrica): prevedono uno svolgimento diacronico che tiene conto della scansione temporale.
  2. armonia (parte simmetrica): è sincronica e tende ad annullare le differenze temporali.

Ecco osserviamo il suono.
Quando si pizzica una corda di una chitarra (ad esempio ci si potrebbe trovare su un letto parigino a suonare more than words. E quanta bellezza nelle sue mani e nei suoi occhi) si produce una nota ma questa porta con se tutte le altre. E ci sono realmente come armonici: ci sono sempre! La melodia è una successione nel tempo di note, ognuna delle quali si porta appresso (inascoltatamente) tutte le altre.
Quindi l’armonia è l’amplificazione e la “chiarificazione” di un fenomeno che sta già avvenendo inavvertitamente.
Capite cosa sta avvenendo nell’evento musicale? Lo spazio a due dimensioni, il pentagramma, in cui è imprigionata la musica, si dipana a dimensioni non più spaziali e non più temporali. Paradossalmente il linguaggio più fortemente dipendente dal tempo fa perdere completamente il rapporto con il tempo.
La musica apre ad una multi-dimensionalità molto di più di ogni altro linguaggio.
Vivere e pensare qualcosa a livello multi-dimensionale significa viverlo e pensarlo come indivisibile. Questo non riesce alla coscienza, se non per un momento fugace: quando i pensieri di coscienza passano tra i due specchi paralleli, ricordate?
Nell’evento musicale si sperimenta l’emozione nel suo aspetto di sensazione-sentimento, prima di ogni altro tipo di relazione che la trasformi in pensiero.
E tutto ciò lo sto descrivendo utilizzando un linguaggio poiché non conosco altro modo per farlo. Quindi, a qualche livello sto rivestendo di asimmetria ciò che asimmetrico non è.
Ecco perché il descrivere comporta una sorta di collasso ad uno stato definito, ma è nel simmetrico che si sperimenta l’unità.

Ecco perché quei due ragazzi non parlano, non usano parole. Tutto ciò li definirebbe mentre loro voglion essere uniti nell’unità della simmetria.
È una immagine altamente erotica, dove per erotica non intendo nulla di corporeo ma, per me, erotico significa visualizzazione della follia dell’altro.
Due persone che si amano compiono un viaggio nelle rispettive follie accompagnati dalla persona amata. E in questa discesa nella follia ad un primo istante il lessico (anche quello popolare) usa espressioni: mi fai uscire pazzo, perdo la testa per te, eccetera.
Ma poi se si accetta il rischio, infinito, di immergersi completamente allora non v’è più bisogno di linguaggio. È uno stato entangled che si crea al di là di ogni distanza e differenza.

Ecco questo è lo sguardo che desideravo faceste:
spadaroccia

Perchè questa immagine bidimensionale è MULTI-dimensionale.

E spero faccia corrugare le gote più delicate che abbia mai sfiorato attraverso un sorriso candido.

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