Zero, Uno, Qubit…E la Grazia (1)

1:-Dai forza, zero! Esci da questo circuito!-
0:-No, non sono dell’umore giusto e, a ben pensarci, posso averne solo uno. Quindi non      esco! Non insistere uno!-
1:-Ti prometto che incontreremo un mondo bellissimo e non ripetitivo.-
0:-Va bene, va bene. Voglio vedere disilludere tutte (tutte?), cioè, tutta la tua visione del mondo.-

Così, coccolati dal ponentino, 1 e 0 si avviarono alla scoperta del mondo, per quanto potesse concedere una serata. Presero la metro alla fermata della B (San Paolo) comprando due biglietti, li obliterarono e aspettarono il treno.
-Guarda-,disse 1,- respira l’aria di Roma, e luci ambrate dei lampioni lungo i viali carichi di storia e di…ma quella è immondizia? Vabbè lasciamo perdere.-
-Capirai che novità: le luci dei viali sono accese o spente…e a ben vedere molte sono spente. E poi, anche la metro: c’è al binario o non c’è al binario. Finora nulla di diverso dal nostro bel circuito.-
Fermata Cavour, le porte si aprono e i due (procedeva, anzi precedeva 1 a 0) uscirono e si trovarono in piazza della Suburra. Decisero di dirigersi verso la fine di via Leonina, dove incrocia con via dei Serpenti, per poi voltare a destra e raggiungere Piazza della Madonna dei Monti.
Lungo il breve tragitto 1 invitava 0 ad osservare tutti i locali, pub, bistrot, e specialmente gli uomini. 0 non vedeva nulla di speciale in questi uomini: camminavano in coppia (fianco a fianco), quando mano nella mano e quando no; oppure se erano a gruppi maggiori, in qualche modo poteva avvenire (e in realtà avveniva) una polarizzazione e dunque non v’era grande differenza.
Ma 1 non stava a sentire il pessimismo ciclico di 0. Lui (1) era affascinato da queste combinazioni binarie anche quando erano binarie con numero maggiore di componenti.
-Perchè si avvicinano e si baciano ? Perchè stanno mano nella mano? Ma perchè stanno insieme? Aspetta, tu vuoi dirmi che realmente non lo sai?
-Se te lo sto chiedendo è perchè voglio una informazione da te- rispose infastidito 0 da tanta aria di presupponenza di 1.
-Stanno mano nella mano, si baciano perchè sono in una relazione, sciocco!-
-Ah ok, e quando non sono in una relazione non fanno queste cose? Cioè, non stanno mano nella mano, non si baciano e non parlano fra loro?-
-Esattamente: o stanno insieme o non stanno insieme. Però aspetta ci sono persone che si parlano anche se non sono in relazione, diciamo, condita da baci e abbracci.-
-Ah, e quindi hanno due stati in questa relazione condita: accesa/spenta.-
-Esattamente!-,rispose 1. -Ma quindi non sono diversi da noi. Alla fine possono star in un solo dei due possibili stati.- esclamò con aria di successo 0, mentre 1 gli sorrideva sorseggiando una birra seduto ai piedi della fontana in piazza.
0:-Guarda guarda quei due laggiù, appoggiati sotto l’arco. Si stanno gridando contro e lui cerca di tenerle la mano ma lei si rifiuta. Oddio, e adesso se ne sta andando. Ma cosa sta accadendo?-
1:-Ah quei due? Beh stanno rompendo la relazione binaria, e forse c’entra un’altra persona a sentire dalle grida di lei.  È il passaggio di relazione che da una relazione o stato fa passare ad un altro: per differenza e/o cambio di energia. E puoi starne certo, zero, loro non si parleranno più.-
0:– Ma, perdonami se te lo chiedo uno: perchè siamo usciti dal nostro circuito? Mi avevi promesso un mondo diverso dal nostro in cui avrei visto tante cose nuove. Ma qui vedo, sì certamente tante persone, ma sempre in uno e un solo stato nei confronti dell’altro. Tanti uni e tanti zeri che si mescolano, interagiscono confluendo in rapporti che li portano in un nuovo stato che può durare più o meno a lungo per poi muoversi verso un altro stato e poi ancora un altro e poi un altro. Ma pur sempre uno stato per volta: zero o uno!-
1:-Eh ma la bellezza sta che tu puoi incontrare sempre nuovi zeri e sempre nuovi uni che ti faranno stare sempre in uno stato, è vero non posso darti torto, ma sarà sempre diverso da quello precedente e da quello successivo. Nel nostro circuito vedi sempre gli stessi uni e zeri. Ahò io me so’ rotto d’uscì sempre con quella uno che sta al disco superiore. Almeno qua ce stanno uni e zeri nuovi.-
0:-Sì, d’accordo. Ma so’ sempre uni e zeri e possono avere soltanto ed una sola risposta per volta. Anche quando li sento parlare ripetono sempre le stesse cose. Ad esempio quello lì: sta facendo il piacioso con quell’altra che si tocca i capelli, oserei dire in modo compulsivo. Lui è chiaro che vuole passare ad un altro stato di relazione e lei anche ma perchè ci mettono così tanto?-
1:-Devi capire che, anche se sono zeri e uni in linea generale, in realtà sono una combinazione complessissima di zeri e di uni anche quelli che compaiono come zeri e uni.
Quindi lei sta modulando tutti i suoi possibili zeri e uni nella combinazione che combacierà con quella che lui sta modulando per sé; una volta arrivati alla fine della modulazione, in genere è un movimento di avvicinamento o uno sfiorarsi le mani, ecco che sono passati nel nuovo stato e solo allora lo sapranno.-

Ciò che 1 stava insegnando a 0 era abbastanza ovvio, ed ovvie le conclusioni a cui arrivarono entrambi. Effettivamente si passa sempre per salti discreti a stati successivi nelle relazioni umane. E forse era vero quello che sosteneva 1: l’uomo è una combinazione complessa di zeri e uni ma che alla fine restituisce un solo risultato, volta per volta.
Per fortuna i due osservatori, seduti lungo i bordi della fontana della Madonna dei Monti, vennero smentiti, o per lo meno scossi, da un loro parente che non vedevano da tanto tempo: il qubit.
-Che me fai accende’?- una voce alle spalle di 1 disse decisamente confusa.
-Ehilà, ma sei tu qu’? Ma dov’eri? È da tutta una serata che ti aspetto con 0.-
-Quando? Dov’ero? Ma perchè mi chiedi cose senza senso? Fammi accendere piuttosto. Ah, cia’ 0.
-Ciao qu’. Ecco che adesso parte con il suo alone di mistero e di altissima imprecisione. Non mi bastava il saccente di 1.-
-Lascialo perdere a 0, lo sai che per lui il mondo è di un solo modo: sempre spento e quindi triste. Mentre io so che lo stato migliore è sempre quello acceso. Ma alla fine oscilliamo sempre tra questi due stati: sempre!-, diede un colpo secco al suo Zippo per accendere la sigaretta a qubit.
-Di cosa stavate parlando?-
-Delle relazioni umane, e più precisamente quelle amorose. Insomma riassumendoti: due si amano o non si amano, due stanno insieme o non stanno insieme.-
Qubit esplose in una risata fragorosa che persino i due piccioni, che sembravano morti dal freddo, iniziarono a scuotere le ali animatamente e volarono via in tutta rapidità.
-Ma quali assurdità sto ascoltando? Miei cari e vecchi cugini binari, dovete sapere che il mondo non è uno stato di zeri e di uni. Figuriamoci non lo è per i ricercatori che stanno al CERN e tanto meno lo è nelle relazioni umane e ancor meno in quelle amorose. Non c’è niente di più lontano dalla dualità, a proposito proprio buono ‘sto tabacco, dell’amore fra due persone.-
-Ma come? Finora 1 mi ha fatto ‘na capoccia così, e ora arrivi tu e mi scompagini tutto?-
-Quello che 1 ti ha detto è vero se non si hanno occhi allenati ad osservare i multi-stati che vi sono, sempre, tra due persone. D’accordo visto che tempo ne abbiamo, tanto è la sola cosa che abbonda in questo multiverso, cercherò di farvi vedere oltre il velo bianco e nero che avete davanti gli occhi. Se non erro ci fu un tipo, un tale Federico che disse: Squarciate il velo di Maya!, ma poi ebbe problemi per un cavallo…Vabbe’ lasciamo andare e tentiamo di farvi aprire gli occhi.-

Quello che segue è l’inizio del racconto di qubit, il quale prese spunto da un gruppo di persone che, per ovvie ragioni, stavano in piazza a Monti ma stavano anche a Parigi sdraiati su un giardino durante la festa d’estate, oppure stavano attraversando il Ponte des Arts, oppure stavano rientrando verso le Parc Montsouris sotto una fresca pioggia di giugno, oppure stavano in una cucina al secondo piano, oppure stavano leggendo seduti su una panchina all’ombra degli ippocastani du jardin du Luxembourg, oppure stavano partagiando un tagliere di formaggi in un bistrot, oppure passeggiando lungo le vie nobili alla ricerca di una toilette pubblica, oppure erano in un ascensore illuminato dal sorriso più profondo e cristallino che quella città possa aver ospitato, oppure erano di fronte una porta con un foglio sotto l’uscio, oppure erano seduti su una sedia ad ascoltare:

Io e Beethoven: Nona sinfonia

Oppure, ancora, erano seduti lungo le scale al riparo da tutti e si stavano per scambiare il primo bacio dopo tanto tempo che lo desideravano.
Oppure erano a Roma sotto la pioggia di parole di Vinicio e le fusa dei gatti di Torre Argentina.
Oppure erano in una super-posizione di tutti questi (e molti molti di più) momenti.
Ecco, la cosa fondamentale è che sicuramente: erano.

(Inizio del racconto)

Guardate lui, è entrato e l’ha vista immediatamente. Non gli è necessario che le rivolga la parola. L’ha vista ed è già cambiato: lui lo sa che è cambiato. È bastato che il suo sguardo cadesse su quel caschetto che le decora, incorniciando, il volto e i suoi zigomi, che lui non sia più lo stesso a prima che entrasse dalla porta. È questo non è uno stato definito, non si può misurare e lui sa che non può misurarlo. Ogni misurazione, è vero che lo farebbe collassare in uno stato definito e quindi esprimibile con parole (mezzo dividente e asimmetrico), ma la misurazione farebbe perdere lo stato di super-posizione, io prefisco chiamarlo entanglement, che si è venuto a creare.
Ecco, vedete che sta scrivendo quel biglietto? Non sta pensando sul perchè lo stia scrivendo, eppure utilizza parole. Adesso lui è come invaso dall’immagine di lei, ora la sua dimensione interna è lei. Sa che deve comunicare con lei. solo con lei. Ma attenzione, lei non è una sola! Lei è tutte le donne, lei è la donna, lei è il bene (non assoluto) infinito.
Di quell’infinito che non è countable ma è uncountable.
E non ci sta alcun linguaggio a descriverlo, non può esserci in quanto sarebbe racchiuderlo in una sacca di asimmetria: può una brocca d’acqua disegnata su un foglio contenere l’acqua che versiamo sul foglio?

Ed ora ecco che lei scorge il foglio, e ne scrive un altro anche lei lasciandolo sotto il suo uscio. Vedete, 1 e 0, cosa è accaduto? È anche sbagliato che usi questo passato prossimo.
Adesso loro stanno creando nuovo spazio e nuovo tempo, quindi sono necessariamente fuori dal tempo e dallo spazio. Se loro sono creatori di nuovo spazio-tempo non possono esservi immersi. Intendiamoci i loro corpi lo sono, ma loro, i loro reali esseri simmetrici sono al di fuori: vivono ed esperiscono dimensioni superiori in cui ogni linguaggio dividente sarebbe una mera proiezione nelle quattro dimensioni del nostro universo.
Ed ogni istante che lui ha vissuto in realtà non cesserà mai in quanto quella dimensione è al di là del tempo. Capisco che vi è difficile afferrare per voi che vivete schiacciati dalla causalità. Ecco, loro non erano causati, loro erano necessari. Erano/sono/saranno/… la conditio sine qua non.
Quando lui respirava lei, sapeva che stavano comunicando senza linguaggio: comunicavano prima del linguaggio.
Quando si sedettero vicini, sulle poltrone, a veder la Spada nella roccia, lui la sentiva presente da sempre come se il tempo si fosse sublimato. E quando lei parlava della sua tesi di dottorato, l’ascoltava perchè era la sola voce che ascoltò da quando ebbe memoria di tempo, ma erano al di là del tempo, quindi lei era eterna.
Ora si stanno lasciando, si salutano e sale sul treno che lo riporterà (schiaccerà) nelle 4 dimensioni.
Ma vedete, 0 e 1, il mondo può andare avanti e la linea del tempo irremovibile (e anche arrogante) può scorrere, eppure loro due non li scalfirà alcun evento. Perchè?
Perchè, come me, sono in una super-posizione.Io sono questo:

Ψ= a|0> +b|1>

\left|a\right|^{2}+\left|b\right|^{2}=1

la mia potenza sta nel fatto che mai nessuno potrà aver accesso all’informazione contenuta in a e b a meno che non effettuino una misurazione e ma allora avranno perso: io risponderò con un uno o uno zero.
Ecco vedete, secondo me, loro sono qubits (generalizzando ovviamente) e per di più entangled.
Cioè, non soltanto le loro profondità sono infinitamente vaste ma reciprocamente hanno fatto intravedere all’altro l’abisso che quel tempo fuori dal tempo ha creato e generato.
Ora, nel tempo limitato, entrambi hanno saggiato la follia: lei ha sperimentato la follia (di lei) tramite lui e lui ha sperimentato la follia (di lui) tramite lei.
E da questo viaggio nella follia sono riusciti, cambiati ovviamente, ma hanno conosciuto un mondo che ha aperto vastità ed orizzonti nuovi.
Sì, è vero, poi la casualità ha vinto la necessità, però lui non è collassato in uno stato definito e lei, come nella scena finale di
Donnie Darko

ha memoria, perchè la memoria è quella cosa attraverso cui dimentichiamo nel tempo.
Ma l’entanglement (ricordate?) genera spazio e tempo, quindi non può esservi dimenticanza perchè non vi è tempo.
Assurdo quello che vi sto dicendo? Sembrano due persone normali che vivono le loro vite, giusto no?
Probabile. Però gli uomini sono stati quantistici molto, molto complessi, e ovviamente ciò che si vive a livelli di profondità maggiori di altri, è qualcosa di più reale in quanto è più vicino al nostro essere simmetrico fondamentale.
È certo, e si vede (anche voi essere bidimensionali 0 e 1), che lui la guarda come il più grande rimpianto della sua vita. Avrebbe preferito aver un rimorso con lei, ma l’ha vissuta fuori dal tempo. Certo un tempo loro ma quanta bellezza e grazia avrebbe potuto vivere e specialmente conoscere attraverso gli occhi di lei.
Cosa fa? Prende la macchina e parte? E dove va? Ah, vuole arrivare fin dove vi è una piccola incurvatura o in celtico gwyrlen o in antico catalano guarlanda (sarebbe corretto mettere il vezzeggiativo ma, ahimè, non lo conosco). Folle, dite?
Tanto non la rivedrà comunque? È vero, non posso che darvi ragione. Infatti eccolo al parco che suona mentre le uniche due persone che gli passano accanto accennano un sorriso da dietro sciarponi mentre lui imperterrito suona con il suo sax pena de l’alma
Sa che non può vederla, ma non si rammarica perchè non vuole misurarsi su di lei, ciò che vuole è misurarsi con lei. Sa che non collasserà in alcuno stato definito poiché il suo averla sentita gli ha spalancato nuove porte che l’hanno messo in contatto con mondi apparentemente lontani.

Quindi, pensate quanta potenza racchiusa in due sole persone che non hanno avuto tempo di viversi.
Come potete inscatolare la dimensione di una emozione, che è infinitamente potente, in un semplice stato: acceso/spento?

La semplicità è banale e riduttiva e al contempo la complessità è senza limite e frustrante.
Ma vi è una sintesi perfetta, un incontrarsi a mezzo cammino tra la semplicità e la complessità, come quando due incauti astronauti si vorranno gettare oltre l’orizzonte degli eventi di due buchi neri entangled.
È vivere la Grazia.

(continua…)

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