Saletta 8 sulle “Alps”

Tra tutte le salette cinematografiche romane, la numero 8 del Madison è la mia preferita.
Forse perchè inganna sui numeri dei posti, 67 a seguire il contaposti della cassa, mentre non supera la trentina; poi il suo odore medio come un famoso copriletto di Proust, ma sopratutto per il semplice motivo che lo spazio vitale degli spettatori non c’è e si vive in comunione quell’ora e mezza del film. Badate bene che in quella saletta non si supera mai la decina di persone.
E così, rientrato dalla fine dell’alfabeto (anzi avendo aspettato invano che aprisse la fine dell’alfabeto), sono riuscito ad arrivare in tempo per lo spettacolo serale nella 8.
Prendo posto, di solito in fondo a sinistra, e aspetto che inizi il film. Di fronte a me si siede una coppia di amici: lei e lui. Lei scioglie la sciarpa di lana a maglie grosse dal suo collo bianco e tenero mentre lui si leva lo zuccotto di lana grigio fumo.
E con le luci ancora non completamente spente, lei racconta di un pomeriggio trascorso con un tale Luca, con cui ha chiacchierato per ben 5 ore. Hanno parlato del tempo in cui non si sono visti e a che punto della loro vita fossero arrivati: hanno bevuto per ben due volte un te al bergamotto e zenzero che -a detta di lei- ispirava le loro anime a prender fiato e a godere di quell’istante. Poi, come naturale che sia, -Mi ha detto che desiderava assaporare ancora una volta il mio profumo e il gusto delle mie labbra, così si è avvicinato e mi ha baciato. Un bacio che la fragranza del te ha esaltato-.
E l’amico (di Lei) ascoltava con un sorriso di contentezza perchè lei era serena e forse, non desiderava altro che questo da molto tempo. Alla fine del racconto lui ha semplicemente detto:-Quale incanto!-.

Si abbassano le luci e prepotente arriva l’attacco in Rem dei Carmina Burana.
Cosa hanno in comune Monte Bianco, Cervino, Monte Rosa e …?
Sono vette delle Alpi e sono insostituibili –Chi direbbe qualcosa se il monte Ararat venisse sostituito dal Monte Bianco?-
Così 4 persone, due uomini e due donne, decidono di diventare le Alpi nelle vite di altre persone: gli insostituibili.
Monte Rosa, che è infermiera, tiene continuamente aggiornata la catena montuosa in merito a possibili sostituzioni.Ci sta un uomo che perde un suo caro amico (che viene sostituito da Cervino), una donna cieca che perde suo marito ed un’amica (che vengono sostituiti da Cervino e Monte Rosa), e poi vi sta una famiglia che perde la sua giovanissima figlia, tennista, che viene sostituita sempre da Monte Rosa.
Sì avete capito bene: si sostituiscono a persone morte. Imitandone gesti, usanze, vizi, espressioni linguistiche dicono, a parer loro, di poter dare sollievo -Perchè la morte può dar vita a un inizio ancora migliore-.
L’utilizzo del fuori fuoco sui soggetti verso cui le Alpi offrono servizio è significativo di mancanza di comunicazione, come se abitassero due luoghi diversi pur occupando lo stesso spazio. Ad esempio i volti dei genitori della tennista sono sempre ombre agli occhi di Monte Rosa e poi non dimentichiamo che offrono servizio ad una cieca: il maggior fuori fuoco possibile.
I dialoghi raggiungono picchi di grottesco estremo che lasciano un senso di inadeguatezza a chi li ascolta (i clienti). È come voler riscostruire un puzzle in cui mancherà sempre un pezzo e quindi risulterà incompleto.
La sostituzione di una persona (a seguito di una morte, ma non solo mi verrebbe da dire) tramite un’altra ovviamente non è possibile, però il dolore scaturito da una privazione può portare a intraprendere strade che ai più possono sembrare assurde e prive di significato.
Forse Lanthimos vuol comunicare la mancanza di coraggio da parte della società odierna a provare e a sopportare il dolore. E questa incapacità porta, sconsideratamente, alla ricerca di una felicità piacevole dove il dolore non è contemplato: Mai.
E mi vengono in mente le parole di Job: –…Se accettiamo il bene dobbiamo prendere anche il male…-, così come il simbolo dello yin e yang che presuppone: -che dentro il nero ci sia una punta di bianco e dentro il bianco ci sia una punta di nero. L’armonia degli opposti- (cit. Tiziano Terzani).
Ecco, il dolore non può essere annullato perchè altrimenti non si avrebbe il concetto di bene, di felicità.
Il mondo nasce sempre da una negazione: senza negazione non si avrebbe linguaggio e senza di questo non si avrebbe conoscenza (e coscienza). Così è vero che le Alpi sono insostituibili però non possono sostituire mai alcun altra vetta (il Kilimangiaro ad esempio), perchè se anche avvenisse, a livelli profondi (e quindi più reali) Il Kilimangiaro avrebbe sempre maggiore esistenza di tutte le Alpi messe assieme.
Il regista quindi ritaglia uno spaccato reale della nostra società dove si è pronti, o ci hanno resi pronti, unicamente per il piacere e per la creazione continua di piaceri.
Una condizione intrinsecamente non naturale che porta inevitabilmente a nevrosi, crisi depressive e ansie.
Quale sia la condizione migliore per vivere? Vi era una quarta vetta tra le Alpi, la più giovane, a cui non si è dato un nome e che Cervino forzava sulle note di O fortuna perchè a detta sua non era pronta al pop.
Forse un modo per affrontare il mondo in modo sano è esser pronti a non esser pronti: aver il coraggio di soffrire, il coraggio di amare. E bisogna accettare la nostra inesperienza di vivere queste emozioni primordiali: perchè l’amore, come la morte, sbucherà dalle nostre preoccupazioni quotidiane ab nihilo, dal nulla.
Il fatto che siamo bombardati da messaggi di roba inutile e superflua ha portato i nostri occhi a vedere il mondo fuori fuoco: siamo sommersi dal superfluo e crediamo che oramai quasi tutto, anche le relazioni, siano superflue.

Ma credo che in natura non esista nulla di superfluo.
Così all’inizio una persona comincia a piacerti sulla base di alcune caratteristiche, no? L’aspetto fisico, il sorriso, i capelli che si posano delicati sulle gote, il modo in cui si avvolge in una sciarpa, il modo con cui mangia, come si muove, l’intelligenza, i dialoghi che tiene magari seduta su delle scale che portano al secondo piano, o magati una combinazione di tutte queste cose insieme.
Ma poi, se quella persona arrivi ad amarla, allora è come se la faccenda si capovolgesse. Cioè non è più che apprezzi quella persona per via di certi aspetti di quella persona; piuttosto è che cominci ad apprezzare gli aspetti di quella persona perchè apprezzi la persona.
E tutto ciò deve coglierti(ci)  impreparato, così come il dolore, perchè in questo modo naturale va vissuto il mondo; non correndo il rischio di vedere tutto fuori fuoco o magari isolato su una delle vette delle Alpi.

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