Paterson

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Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato, Domenica: sette giorni su sette di completa ripetizione.
All’apparenza la vita di Paterson, autista della linea 23 della città di Paterson (New Jersey), è monotona e identica a se stessa –che poi ogni cosa è identica a se stessa– .
Nel pause pranzo, di fronte le cascatelle della cittadina scrive poesie nel taccuino segreto mentre sua moglie, a casa, è in eterno movimento.
Una donna in bianco e nero, una donna binaria, è accesa o spenta.
Accesa è tutto: cuoca, pittrice, tessitrice, moglie, amica, cantante folk, restauratrice.
Spenta: dorme e sogna di Lui (di Paterson).E poi vi sta anche il loro bulldog: la vera nemesi di Paterson.
Paterson, così come il suo autobus, percorre lo stesso pattern ogni santissimo giorno ascoltando dallo specchietto retrovisore i racconti dei passeggeri: come quei due amici che si narrano le mancate conquiste perchè troppo stanchi (forse troppo vigliacchi) anche vista l’assoluta pazzia delle donne, secondo loro; oppure due ragazzi anarchici che parlano di un anarchico italiano di fine ottocento.
Sembrerebbe, insomma, una vita piatta senza alcun picco d’eccezionale estasi.
Ma Paterson, in realtà, vive di coincidenze, o meglio, la sua vita è costellata di piccole cose che racchiudono una bellezza infinita.
Si ritrova ad ascoltare l’incanto della pioggia, che cade, dalla voce di una bambina -Assurdo un autista poeta- leggendo dal suo (della bambina) taccuino segreto; incontra 2 coppie di gemelli quando al risveglio sua moglie sognò che avrebbero avuto due gemelli.
E infine ritrovarsi in  quel mondo nel mondo che è il pub di Doc dove ogni sera beve la sua birra e guardando il fondo del bicchiere: è felice.
Vive le sue tre dimensioni spaziali come una scatola di scarpe; ma poi, come insegnano, esiste anche una quarta: il tempo. E in questa può accelerare indefinitivamente e trilioni di molecole davanti a lui si spostano mentre altrettanti trilioni rimangono immobili dietro.
Cosa c’è di male nella routine e nella ripetitività? Tutto se è compiuta secondo la modalità automatica (DFW), se diventa piattume e mancanza di coscienza. Ma, nei piccoli gesti quotidiani come baciare la schiena della donna amata -fiammifero che incendia- al risveglio, profumando di birra si può vivere la magia, l’unicità e l’irripetibilità di quell’istante. E poco importa se l’elefante d’argento si possa guastare o che il taccuino vada in mille pezzi, perchè una pagina bianca offre sempre milioni di possibilità.
E una pagina bianca vi è sempre per tutti, basta semplicemente ascoltare la vita: chissà ci si potrebbe trovare seduti su una panchina, di fronte una cascata, e un poeta, che respira poesia, ci farebbe dono di nuove pagine sui cui scrivere/vivere fregiando la nostra esistenza di esperienze sublimi.
E, infine domandarsi: would you rather be a fish?

Scoprendo che in ogni gesto c’è l’acqua e che ogni gesto è l’acqua.

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