Per iniziare…

È vero che tutte le strade portano a Roma, quindi, tutte le direzioni si orginano dal Campidoglio. E per questo motivo è estremamente difficile scegliere tra le diverse porte, quali fra queste siano le più appropriate per accogliere nuovi volti su Roma.
Ma si sa che Lei (Roma) più che accogliere, t’investe con la sua forza frenetica di caotica vitalità che non lascia aria nei polmoni (smog a parte) a chi non è preparato almeno un pochetto; ben diversa da altre città nobili d’oltralpe.
Si è investiti dai suoi profumi e odori di sud antico se percorrendo la via Latina, costeggiando la Caffarella lasciandosi sulla sinistra l’Almone, si giunge, appunto, a Porta Latina. Attraversando l’arco si attraversano millenni di storia con un sol passo.

Supponiamo per assurdo che si abbia la fortuna di percorrere il lungotevere (e se foste capitati oggi nella Capitale l’avreste avuta), completamente sgombro da automobili, salendo verso Castel Sant’Angelo. Dopo la sinagoga del Ghetto e le carni kosher del ghetto ebraico il Tevere compie un’ampia ansa che percorrete in linea retta (magia) benchè il fiume si accartocci in quel punto. Ed ecco che sulla vostra destra, attraversando quattro aiuole rotonde, si apre la piccola (per le dimensioni di Roma) piazza di San Salvatore in Lauro. La strettissima via che le sfiora il fianco è via dei Coronari.

Questa stradina di circa cinquecento metri deve il suo nome ai venditori di oggetti sacri, in particolare corone di rosari; inoltre è una delle pochissime vie regolari di Roma, cioè dritta, infatti era anche detta via recta.
Ben nascosto alla fine di una piccolissima  e, anche questa, strettissima scalinata vi si trova il Teatro dei Coronari. La piccola traversa subito dopo il teatro, via della Vetrina vi porterà su via delle Vacche con i suoi piccolissimi locali, che come amanti discreti, vi inviteranno ad entrare, ma non lasciatevi tentare perchè subito dopo la piazza del Fico (famosa appunto per l’albero di fico che rianima dall’afa estiva) vi troverete sulla sinistra via della Pace con in fondo il chiostro del Bramante .

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Il piccolissimo chiostro, ospite di bellissime mostre ( ad esempio: Escher, Chagall:love and life, Stanley Kubrick Photographer), potrà accogliervi con le sue piccolissime seggiole in pietra, sapientemente scolpite. E Magari, mentre state combattendo con dannatissimi tentativi di dimostrazioni su varietà complesse, potrete rincuorarvi con le torte home made godendo del chiostro sotto di voi e del silenzio, benchè siate nel centro (ma proprio centro centro) di Roma.

E se proprio l’ispirazione non dovesse arrivare, uscendo dal chiostro, continuando dritti su via della Pace e poi su via del Teatro Pace vi consiglio di entrare in una delle più belle librerie di Roma: altroquando.È un luogo di pura magia: immersi tra monografie cinematografiche, libri, musica e birra (non male devo dire). Scendendo nel piano interrato, potrete scegliere il vostro bel cantuccio in cui godere di assoluto riserbo e in cui potrete scoprire che questa è l’acqua.

Il sole non ha ancora arrossato completamente l’Aventino con il suo incantevole giardino degli aranci, quindi potrete gustare, ritornando al mondo reale (riemergendo da una bolla aspaziale e atemporale donata da Altroquando), uno dei più buoni caffè della città a piazza Sant’Eustachio. Di scelta ne avrete numerosissime (non infinite, benchè sarebbe stato accattivante come ipotesi) tra le diverse torrefazioni e creme da mescere assieme; ma tranquilli avrete anche tempo per scegliere aspettando, rigorosamente in piedi, il vostro turno. Ma una volta giunti al bancone, con i polmoni rinfrancati da una fragranza genuina,
con un sorriso da bambini potrete chiedere il vostro nettare degli dei. Godetene di quel momento tra una chiacchiera romanesca con il vecchio, ma arzillo, barista e una sbirciatina oltre il bancone se siete abbastanza alti.
Ora, quello di sant’Eustachio è per me l’alfa dei caffè romani però, magari, che so un week-end (anche questo) mi piacerebbe saltare direttamente alla ZETA.

Adesso “il sole sarà andato a violentare altre notti…”, e nella sacra notte romana io mi godo un po’ del suo ponentino invernale riscaldato dalle parole di Ascanio Celestini.

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