Della neve

“Mastr’Alfrè, comu staciti? Sentiti ‘na cosa ma quannu u pozzu spostara u vinu?”
“Staiu bonu si bo’ Diu. Oh Mariè on un vidi ca u Tempu non è fermu? On si motica nenta senza Tempu fermu. Domana u poi moticara.”
“Mastr’Alfrè siti a sarvezza mia. Vi salutu.”
“Ciau beddhu meu.”

Traduzione (forse non necessaria ma utile):

Mastro Alfredo, come state? Sentite un po’ ma quando posso travasare il vino?” (nota¹: spostara s’intende dalle botti alle damigiane di 50 litri)
Sto bene se vuole Dio. Oh Mario non lo vedi che il TEMPO non è fermo? Non si muove nulla senza Tempo fermo. Domani puoi travasare.
Mastro Alfredo siete la mia salvezza. Vi saluto” (nota²: passato il Pollino il lei scompare e regna sovrano il voi)
Ciao bello mio.

Ora, se si aggiunge che Mastro Alfredo non sa né leggere né scrivere e cosa ancor più importante non sa leggere l’ora, la conversazione, avuta nel pomeriggio in cantina tra aromi tanninici (somiglianza armonica di suoni), è disarmante e al contempo illuminante.


Racconta di un modo di sentire il mondo che è al di là di tutta una conoscenza tecnico-scientifica. E con al di là intendo a un piano dimensionale superiore.
Come può un uomo (ah dimenticavo Alfredo è anche non vedente in quanto il diabete da anni ha preso il sopravvento e a pensarci bene mi ricorda un ben più famoso Alfredo) parlare con così tanta sicurezza e certezza del Tempo e cosa può intendere con TEMPO FERMO?
Ovviamente ho cercato di estirpare una confessione a questo vecchietto, al quale ogni anno mi affido per la delicatissima operazione di travaso, ma: Nulla!
La sua risposta è stata semmai più spiazzante (direttamente tradotto in italiano):”Lo vedi quando il Tempo è fermo (Vedi? Ma lui è cieco!). Quando il Tempo è fermo senti tutto sospeso. Come quando salivamo in Sila con tuo nonno, passavamo il lago Passante, e su quel ponte eravamo sospesi perchè era tutto fermo.”
Magari la seconda parte della risposta è legata emotivamente ad un suo ricordo che è riuscito ad esprimere con le migliori parole che possedeva; e quindi ai più può non voler significar nulla.
Però è questa parte quella che racchiude il significato, forse.
Trovarsi sospesi su un ponte. Immagino lui e mio nonno durante una giornata invernale di freddo pungente, che escono dall’ultima curva prima del lago Passante: la prima banda di ferro sulla carreggiata indica l’inizio del ponte e poi un muro di nebbia che non fa vedere l’altra sponda. Ecco la sospensione. Si arriverà dall’altre parte? Il ponte si poggerà, delicatamente dopo la sua curva ascendente, sulla terra ferma? Esiste la terra ferma dall’altra parte? E se il ponte fosse infinitamente lungo? E se si fosse intrapreso un cammino su un ponte di Königsberg?
Poi lui e mio nonno arrivavano sempre dall’altra parte, ma la sua risposta/spiegazione nella sua semplicità mi ha lasciato sospeso.

A me, il suo modo di vedere il tempo mi ha catapultato (forse teletrasportato) su un ponte il quale ha un’infinità di livelli simmetrici (sempre il mio amato MatteBlanco) di profondità. Un ponte di un universo tangente (sulla tangenza ne parlerò in un altro post…che è meglio), e forse, il ponte è l’universo tangente in cui il Tempo è fermo non perchè non accade nulla o tutto è banale ma, al contrario, è qui in cui le infinite possibilità si realizzano e non sono soltanto ricordi. Non accade, come narra Roberta Sparrow, che i Manipolati si svegliano dal loro Viaggio nell’Universo Tangente e sono spesso assillati dall’esperienza nei loro sogni.
Perchè il mio artefatto esiste in tutte le dimensioni (non-numerabili) e questo è un fatto come direbbe Wittgenstein.

E poi sarà un caso (anche se il caso non esiste, non esiste destino) ma nuvole alluminee cariche di neve e speranza sono scese morbide dai fianchi verdi silani, poggiando fiocchi spumosi, morbidi, bianchi e silenziosi sulla terra indurita dal freddo.
Il vento è stato divorato dal Lievatano e la neve ha fermato…il Tempo.

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{Neve etimologicamente deriva dal greco Nύξ, Nýx, “notte”. Secondo la Teogonia di Esiodo, Notte era figlia di Caos}

 

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