Quadrivium

-Non esiste nulla prima del Big Bang. Non può esistere nulla che abbia spazio e tempo. Come pensare a qualcosa al di là del Tempo? Come pensare se non si ha Spazio? Hai troppa fede nella tua Fede.- Ripeteva queste parole, affogando i suoi occhi nella tazza di te segnata lungo i bordi dal tempo. Mentre lei, distrattamente, stringeva le sue gelide mani tra le sue più dure, più grandi, più calde. Un sorriso, quasi una smorfia di leggerissimo piacere, le segnava il viso e i suoi occhi brillavano di blu ametista. Da dietro il bancone sorgevano enormi anfore da cui trasudavano i migliori aromi te cinesi e russi.
Ogni fragranza aveva una sua storia, un suo rituale. Ogni vita in quella atmosfera fragrante aveva la sua storia che nebbiosa si celava tra i fumi caldi e accoglienti che sorgevano da tegliere e mugs.-Ma come puoi esserne certo? Si può essere sicuri solo della Fede, della propria Fede. È incontrovertibile, è inattaccabile. La Fede-le veniva da dire- è inspiegabile: eccone la sua forza.-  Di fronte quella dimostrazione di Fede (ossimoro o contraddizione?) esitò un istante perchè gli occhi (di lei) avevano virato verso un blu mare con striature verdi.

Si può argomentare, o almeno intendersi quando ci si scontra contro un corpo (la Fede) inamovibile?
È l’annosa questione: cosa accade se una forza inarrestabile incontra un massa inamovibile?Non è semplice, e forse impossibile, da risolvere ma proviamoci.

La Fede si poggia su quel “che” che rimane inaccessibile alla sfera del linguaggio e non può essere espresso se non in modo limitante. È un sentire. Però, tutti credono (così come tutti mentono…Ma questa è un’altra cosa). Anche io adesso credo di digitare sui tasti del laptop. Quindi in fondo tutti abbiamo una Fede. Il nodo cruciale, dunque, non è tanto averla ma è discriminante l’oggetto della Fede. 
Cosa
crediamo? E quello cui crediamo è reale oppure rimane sotto la pelle del mondo?

La Fede è un fenomeno della cosa in sè. È il vedere e sentire il Mondo, che ci fa ciò che siamo e di cui abbiamo esperienza, come una Unità e al contempo come un battito di ciglia, come un passare rapido di un uccello, come l’esperienza fugace di un colore sulla tela tesa, come la dodecafonia di Schönberg, come il blue di Leonard Cohen.
Cercare (o peggio, Tentare) la salvezza per mezzo di una Fede non soltanto è inutile (che può non voler dir nulla, visto che l’utilità è assolutamente soggettiva) ma è privo di senso: bisogna deflettere su tale scelta.
La vita che viviamo, la vita che abbiamo, la vita che sprechiamo non è soltanto unica ma non ha un significato intrinseco a cui noi non possiamo tendere perché quel noùmeno
è esattamente quel che che permette il pensiero.

E delle volte mi riscopro a frugare negli occhi sconosciuti, incantevoli di donna e -zac!- lo SpazioTempo viene squarciato per un istante infinitamente piccolo lasciando ricadere un’ ombra (sulla mia realtà) di quelLa Realtà a cui so appartenere ma di cui non ho esperienza di vita continua.

E questa gabbia quadridimensionale può essere una semplice proiezione di un Apparire infinito dimensionale?
“Un mistero dietro il gesto di spararsi in testa.”

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