Altrove e sempre qui

Sui pini di Villa Borghese un sole rosso stanco e domenicale infiammava le loro chiome mentre il suo candido pallore era testimone di una timidezza autentica. Accendeva una Winston, l’ennesima, con una ritualità ossessiva. Dietro lentiggini impercettibili che tassellavano il suo sorriso, frugava dentro i suoi occhi alla ricerca di una conferma. Ma era come rispondere alla domanda: “Qual è il titolo di questo libro?”

Ogni risposta sarebbe stata priva di senso e, cosa più importante, non avrebbe assunto alcun significato agli occhi di Said. Il pomeriggio lo trascorsero parlando sul significato di:”Faccio, sempre, quello che voglio.”

Said viveva per questo genere di questioni perchè, a suo modo di vedere, erano quelle che davano (o perlomeno, potevano dare) un significato intrinseco al perchè del suo esistere.

Non vi può essere destino inteso come mano invisibile che tesse (o ha già tessuto?) le fila delle nostre vite: questo implicherebbe un ricondursi al Trilemma di Agrippa.
Sebbene, e questo non poteva non negarlo, vi sono dei nessi di causalità tra eventi ma questi erano (ai suoi occhi) puramente casuali.
Sembrava una contraddizione in termini molto forte. Anche il fatto di essersi incontrati, seppur conseguente ad un reticolo di cause facilmente ordinabili in senso temporale: erano, nel profondo, puramente casuali.
Come poter sciogliere questo nodo? Beh, Said non aveva alcuna intenzione di risolverlo e cercare di districarlo sempre secondo schemi razionali (sai, le categorie di Spazio e Tempo?). Semplicemente, lui lo contemplava: un Mistero non va risolto, ma solo contemplato.

Per quanto si possa scendere a fondo (ancora questa necessità di spazio) si giungerà ad un punto in cui la nebbia non sarà più intorno a te ma tu sarai la nebbia. E il pensiero si dissolve.
Quando t’imbatti per la prima volta negli occhi profondi di una donna e in quegli occhi si prova un senso di smarrimento perché un mistero si mostra senza linguaggio: un mistero pre-linguaggio, o forse meglio, a-linguaggio. E non sai cosa realmente ti abbia attratto di quelle profondità perché è lo stesso tentativo di descrivere un’emozione che la limita nella sua potenza. La si può vivere unicamente.

Bagnava una vita andata per cenci nelle vie sudicie
di volti arrabbiati e abbandonati, soli come lucerne
nella grotta di La Mouthe.

Diedero le spalle all’Uccellaia, a via dell’Orangeria, al laghetto rigato dalle scìe bianche di piccole barchette e si diressero verso le prime ombre della sera che morbide li avvolgevano.
Avrebbe voluto (sempre la volontà) prenderle la mano per sentire il pallore caldo, avrebbe voluto abbracciarla scostandole i capelli neri, come la sera intorno, sfiorando il suo collo lucente come lama, avrebbe voluto gustare il suo sapore rosso, pieno, straripante dalle labbra segnate dal ponentino freddo autunnale.
Avrebbe voluto…Ma non ha fatto: quindi ha comunque fatto.

Si sceglie sempre, e sempre ci stanno scelte: infinite benché la nostra esperienza (il pensiero) ne possa contemplare un numero finito.

Baie di Ouessant divenivano le sue gote quando
un sorriso sorgeva al tramonto di Ostia

Fu naturale baciarla, fu naturale respirarla stringendola e altrettanto naturale fu salutarla per non vederla per giorni futuri, incerti e nebbiosi.

Plutone rapì Proserpina mentre nuvole alluminee si diradavano sopra la Garbatella annunciando un ultimo grido d’estate.
E non c’era significato nello stare 8 ore di fronte a una realtà feticcia creata su un qualcosa di inconsistente. Non aveva significato. Il significato che cercava Said era al di là del semplice vivere in modalità automatica. Era al di là di installazioni, configurazioni, aggiornamenti, tickets, issues, call-conferences. Tutte realtà infondate per lui.

La sua vita suonava come Kadoran di Yann Tiersen: una esplosione avvolgente di crescendi e diminuendi. Nei discorsi senza senso dei colleghi riscopriva il suo senso e tornavano alla mente le parole di una pazza:

La vita non ha un senso, anzi è la vita che
ci dà un senso. Ma bisogna ascoltarla la vita,
perchè prima dei poeti parla la vita.

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