Boe

Nell’ultima settimana enigmistica vi era la seguente definizione: “Segnale in mezzo al mare” (3 lettere). BOA. Tre lettere che ancórano sulla superficie del mare ma che legano al fondale.
E di Boe ne abbiamo tutti e (forse) tutti ne abbiamo bisogno. Non tanto per quello che segnalano ma per la catena che resta nascosta sotto la superficie. E il più delle volte si vivono, o meglio si rivestono di realtà, questi segnali colorati; ma a pensarci su, ciò che gli dona realtà sono i fili sotto il pelo del mare del pensiero cosciente.
Arriva un momento (forse c’è sempre stato, e il fatto di vederlo arrivare è soltanto una nostra illusione) in cui LA Boa deve essere abbandonata perché ha perso di significato il filo che la teneva legata al nostro fondale.
È sempre luccicante, splendente, cristallina ma priva di significato perché, a volte, le boe non devono essere semplici appigli sicuri (e certi); bensì devono rappresentare le nostre più grandi paure, facendoci suscitare il più profondo e sconcertante senso di insicurezza.

E, ultimamente ho affrontato la “mia” Boa più grande. L’ho affrontata con la certezza di perderla per sempre e lasciarla andare oltre il mio orizzonte. Definitivamente.
Innamorato di questa boa, non potevo accettarne la presenza senza cadere in contraddizione; e quindi non l’ho lasciata (affondandola e dunque gettarla nel rimosso) ma l’ho annientata nell’essenza che lei rappresentava al mio pensiero.

Come l’epistassi di Evan in

Ogni cosa perde significato perché la catena invisibile sopra la superficie viene recisa dal fondo e un alluvionale emorragia di immagini, di suoni, di odori fuoriesce per dissolversi in un completo, totale e assoluto nonsense.
Il coraggio di essere innamorati è visto come follia perché non presuppone alcuna valutazione del rischio: l’Amore non quantizza ma l’Amore è puro entanglement.
E, sorge il dubbio alla fine se quello che si è vissuto sia stato reale oppure una semplice proiezione (un’ombra) di un multiverso parallelo ma strettamente connesso e intrecciato al nostro. Ma se ve ne sono di infiniti universi perché infinite sono le possibilità: cosa vuol dire nostro?

Ma nonostante tutto, Evan lungo un marciapiede gremito di persone (numero finito di infiniti universi) scorge un viso che sembra aver lasciato un’orma leggera, impalpabile su di se ma non può riconoscerla e ancor meno (ri)scoprirla.

Nothung è stata completamente annientata, smembrata dopo la battaglia contro il Fáfnir.

 

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