Sulle connessioni

La mente che (non) cancella porta con sé sempre dell’informazione. Non è come il messaggiare, o meglio, il chattare freneticamente incondizionato tra due persone (e più) che non trasporta alcunché: la sola informazione è il mandarsi messaggi (potrebbero anche essere vuoti). “Esercizio:provare ad inviare ripetutamente messaggi vuoti.”

Leggendo “Amore liquido: sulla fragilità dei legami affettivi” (Z. Bauman) ci si imbatte in frasi del tipo:

  • Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione
  • Un aggregato mobile in cui ogni singola unità fa la stessa cosa ma nulla viene fatto in comune
  • Amare il prossimo può richiedere un atto di fede
  • Forse amare il prossimo non è un elemento di base dell’istinto di sopravvivenza, ma neanche l’amore di sé, scelto a modello di amore per il prossimo, lo è.

Cosa hanno in comune? La Comunicazione.

Tanto più si stringono legami con un’altra persona (siamo tutti pervasi da un enorme atto di fiducia, inizialmente), tanto più ci s’inchiavarda verso/con un altro individuo: tanto più si corrono rischi. Rischi di quale genere?  Mi piace rispondere con le parole di Wittgenstein: “L’intero pianeta non può patire tormento maggiore di quello patito da una singola anima.”

È uno scommettere sull’ignoto, direi che è uno scommettere in senso quantistico. È gettarsi nell’entaglement a livello relazionale e non subatomico. Adesso, a questa probabilità quantistica si aggiunge l’essere simmetrico (MatteBlanco docet) che non può essere quantificato né relativamente né quantisticamente. Porta come suo fardello: l’infinito. E non vi è alcuna matematica/scienza sociale che possa ricondurre al finito ciò che non lo è. Neanche la logica dei transfiniti può esser d’aiuto: non si possono sommare due persone così come si sommano due numeri transfiniti.

E quindi tutti gli atteggiamenti che stridono con la nostra logica dei sentimenti, ci appaiono irragionevoli (privi di ragione ma non di logica) perché non utilizzano il principio di non-contraddizione. Tentare una comunicazione verbale di questi moti è difficile, se non impossibile. E cercare di avere motivazioni non porta da nessuna parte: non c’è spazio per lo spazio.

E poi, tutto il bisogno di creare soltanto connessioni produce feticci e insinua nelle coscienze l’atroce verità (che è falsità, realmente) che soltanto una pulsione e un desiderio istantanei possono essere vissuti e ricevuti da un’altra persona.

Siamo, oramai, i tasti “Cancella” e/o “Invia” nella vita degli altri. E “l’amore di sé”, come scrive Bauman, nasce come nostra necessità di essere amati. Per aver amore di sé bisogna prima essere amati da qualcuno esternamente a noi.

Io, la persona che è al centro del mio mondo: attraverso cui ogni cosa sta sopra, sotto, a destra e a sinistra (DFW, a proposito ieri era l’anniversario della sua morte) ; ho bisogno di essere riconosciuto come oggetto di amore da parte di altri per potermi amare. Paradossale! Ma, una volta riconosciuto questo non ci percepiamo come esseri degni d’amore ma come desiderosi di connetterci (e non relazionarci) agli altri.

Si ha paura dell’impegno che bisogna scegliere e ci si sente più sicuri nel cliccare i tasti Invia e/o Cancella (e vale il viceversa: anche noi siamo questi pulsanti per gli altri), piuttosto che, se vogliamo continuare con la metafora dei pulsanti, essere (o scegliere) il tasto Seleziona.

Perché selezionare vuol dire investire nei propri dubbi in modo non quantistico: non si hanno assolutamente stime sulla probabilità di riuscita di una relazione. Ecco perché è meno rischioso instaurare connessioni su cui si può quantitivamente avere una valutazione del rischio, piuttosto che instaurare una relazione su cui non si potrà mai avera una stima numerica del rischio stesso. In particolare, le connessioni si riescono a quantizzare numericamente in tutti i loro aspetti mentre una relazione è totale, invasiva, pienamente ficcanaso, sfacciata e assolutamente non quantizzabile.

Siamo diventati (o ci hanno resi) degli economisti dell’amore.

E mi trovo a scontrarmi contro questo modo, oramai comune, di socialità. E intendiamoci bene: è aumentata molto l’incapacità di essere “esseri sociali” perchè si è semplicemente (e anche atrocemente) esseri connessi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...