14 Agosto

L’ultima (forse la penultima) metro sta sferragliando di fronta la mia finestra spalancata oramai da mesi. Un’altra ne arriva nella direzione opposta, mentre suona Yan Tiersen con Amelie. E questa musica squarcia ogni limite spazio-temporale e mi riporta dove i palazzi erano nobili, le panchine verdi, i cornetti odorosi di burro caldo, le vetrine delle patisseries quadri rinascimentali, le ragazze avvolte in sciarponi di lana grossa che emanavano essenze di sandalo, i velib sempre presenti, e passeggiate lungo la Senna e il Pont des Arts e quelle mani e quei pianti e quella rincorsa a Place des Vosges dietro la santità erotica delle tuniche delle suore paoline. Ogni singola nota della melodia è un istante fra quegli istanti. Riposarsi su di una panchina arrugginita ma comoda di un piccolo parco dietro Denfert. -Una giornata perfetta- mentre leggeva e lei dormiva sulle sue gambe mentre il suo respiro inebriava d’aroma blu il suo viso. Era ubris che mancava (o forse non si era talmente coraggiosi da dargli il suo giusto nome). Tremò con quel foglio sotto l’uscio e quella sciarpa giallo-verde come i campioni del Sud-Africa. Mentre, la sera scendeva abbracciata da una felpona della Magica, la osservava senza essere osservato da nessuno in cucina. Ignorato non la ignorava e poi al Marais condividere un tagliere di formaggi e a piedi sotto la pioggia verso Parc de Montsouris. Quella era una vita? Oppure era una delle infinite vite che stava vivendo, avendo scelto ed agito?  Se la nostra vita fosse come un Grafo. Una sola radice ed una infinità di possibili (o sarebbe meglio dire: probabili?) foglie? Noi tendiamo verso una foglia? Esiste una foglia corretta, una sbagliata, una vera, una falsa, una transitoria?

Il suo profumo non lo dimentica, così come non dimentica il profumo di tutte le altre donne incontrare nella sua vita. Ma quale sia la sua foglia ancora non lo sa e più vive e più il tempo cresce in lui maggiore è lo sgomento d’incertezza.

Sa di volere, ma non cosa. È una questione annosa che affonda le radici nei suoi sogni. Ha riconosciuto in sé il mistero e si sa: un mistero non si risolve ma si contempla.

E se il suicidio fosse una soluzione?

 

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