Much Loved

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Chi pensa che il sesso, come semplice (e quindi essenzialmente totale) atto fisico, sia intriso di un innato aspetto di “sporco”, di non “puro”; vedendo Much Loved si ricrederà.

La percezione di quest’aspetto lurido e sudicio lo si può percepire soltanto nei corpi maschili (che siano ricchi sceicchi o poveri disgraziati figli delle povere strade di Marrakech) che non vivono il sesso ma subiscono passivamente i loro istinti senza mai esserne coscienti. Mentre le donne, che nell’immaginario maschile e maschilista , sono semplici otri da riempire (o da sventrare) vivono il sesso come un fatto corporeo, sicuramente privo di sacralità, ma sufficiente ad ottenere ciò che vogliono: “Essere viste come Donne e rispettate!”

Non c’è salvezza o redenzione per gli uomini perchè neanche la pretendono e neanche lontanamente la cercano. Loro, queste quattro amiche, la bramano, l’agognano, la desiderano; perchè conoscono il corpo, il loro.

Nonostante si spoglino, mostrando tutto ciò che di corporeo posseggono, non si mostrano mai nella loro essenza; neanche quando vivono situazioni casalinghe e la convivenza diventa a tratti insostenibile. Non si mostrano ma mostrano.

Ma, in antitesi con tutto questo universo notturno ed umiliante, la sola figura positiva è quella di Said, il tassista tuttofare che silenziosamente e rispettosamente accompagna Noha, Soukaina, Randa e Hilma all’interno di ricche ville o squallide discoteche. Lui, solo lui, le vede come individui integri, interi e unici nella loro disperazione camuffata dietro appariscenti e scollati vestiti. Le rispetta non perchè non ha pulsioni verso di loro (il che è difficilmente improbabile) ma bensì perchè ascolta i loro desideri e i loro silenzi sdraiati su una spiaggia al tramonto, dove si trovano sdraiati un uomo e quattro donne di fronte ai loro desideri, o meglio, al loro desiderio primario (ahimé banale, ovvio e comune): la felicità.

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