Porco porcile

E mi riscopro, devo dire anche con notevole stupore, estasiato ed entusiasmato per questo film di PPP. Un’ennesima conferma, semmai ancora ve ne fosse bisogno, della sua potenza comunicativa di un futuro che noi adesso viviamo come presente, ma che non percepiamo come tale. È un porcile  il mondo che viviamo: ci nutriamo di noi stessi, consumandoci nell’illusione di preservarci tonici, immortali, e sempre alla moda. Siamo i divoratori di noi stessi. Le parole che noi spendiamo sono unicamente indirizzate al significato di un nulla: un nulla di individui soli e vuoti. CI hanno educato ad un solo pensiero, facendolo passare come il più democratico e il più accomodante ma nella sua democratica libertà viviamo la nostra prigione. E se qualcuno dà sfogo ai suoi istinti primordiali e ancestrali che non potranno mai essere conformisti e conformanti, viene bollato diverso ed emarginato. La sola via d’uscita? Farsi consumare dal consumo. E poco vale se si tentano dialoghi con chi conosce l’amore borghese, con chi esalta la famiglia, con chi fonde l’oro di bocche arse dalla fame e nei forni crematori. Non vi può essere dialogo semplicemente perchè le due dimensioni sono incommensurabili. Non ci può essere alcun processo dialettico ed una sintesi perchè una delle due parti è per natura agglomerante, livellante nel “modo peggiore, cioè modificandone le coscienze”(PPP). 

Nelle due storie che tentano d’intrecciarsi c’è una differenza sonora: nel silenzio dei gesti c’è la scoperta del corpo mentre nel suono delle parole soltanto eco di una realtà posticcia. Cannibali sono le parole di Tognazzi, il quale, ascoltando il racconto del giardiniere Ninetto Davoli, mette fine alla vicenda della morte nella porcilaia con un semplice “Sshhhh”.  Due storie di corpi di padri e di figli che non comunicano più perchè i padri non possono abitare il mondo dei propri figli. Non sono più i rivoluzionari del ‘68, e non sono neanche i balilla del ventennio: sono semplicemente le prime larve di un consumismo divoratore di coscienze.

I primi piani sono sempre chiarificatori di stati apatici e l’Etna si presta bene a rappresentare lo stato animalesco e primitivo dei cannibali e dei loro carnefici. Arido, ostile e crudo ma soprattutto realeMa, ad essere sinceri, da tutto questo porcile ne esce fuori un’atroce voglia di vivere il corpo in tutta la sua pienezza senza sensi di colpa, senza ambizioni, senza scopi ma vivere…Vivere ogni cosa.

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