Fame

La vide uscire dalla curva stretta, lungo la stradina che costeggiava via Prenestina, con due guance accaldate e illuminate dal sudore mentre spingeva con una mano la sua bicicletta scatto-unico. Aveva un caschetto modello skaters. La salutò, si presentarono scambiandosi due baci.

Nella cucina c’era Maria. Una donnina minuta avvolta in un mantesino a quadri celeste chiaro, che ti osservava con i suoi cioccolato al di là degli occhiali un po’ malandati. Era indaffata a spogliare la frutta mentre Ermanno iniziava a preparare il soffritto per la base della minestra. E poi in fondo, vicino ai due lavandini, v’erano altre due persone presenti ma anonime.

Aggiunsero all’interno dell’enorme pentolone il resto delle verdure e aspettarono il bollore per aggiungere la pasta. Nell’attesa si parlò degli ultimi accadimenti, un po’ meno di quelli passati ma ugualmente saturi e intrisi di religioso cattolico credo.

Non li giudicò ma si preoccupò di vivere solo quel presente, solo quell’istante. La minestra fu pronta.

La saletta fredda ma adorna di ogni raffigurazione religiosa iniziava a popolarsi di uomini. Semplicemente uomini. Certo, v’erano diverse etnie ma l’aspetto principale fu che fossero unicamente uomini. Uomini affamati. Ognuno con il suo piatto, il suo bicchiere e il suo pane: ognuno con la sua personale, benchè condivisa, fame.

Questo è l’ennesimo prodotto dello stato di cose. Una realtà ai margini della società ma che ha fame nella società. Soffre la fame.

La seconda porzione non bisogna neanche domandarla se la desiderano: si sollevano braccia con i piatti vuoti come bandiere bianche. Un quadro con su scritta una preghiera è il primo oggetto su cui si pone l’attenzione prima del pasto. Avvenne tutto rapidamente, troppo rapidamente. Forse lì riscoprì vita e vitalità nonostante la miseria e la pochezza delle cose presenti.  Vi erano uomini con sintomi di …Demenze accentuate, soli, unici e affamati. Ognuno di loro è una storia, è un apparire del mondo. Chissà se è il mondo che desideravano vivere.

Bagnati dalla carità cattolica apparirono come vinti, sconfitti facendo sorgere in loro anche una certa spocchiosità: nel richiedere più brodo e meno pasta si rivolsero con tono intollerante e rabbioso se non venivano accontentati.

È la rabbia il male maggiore che devono vivere. È la rabbia il prezzo da pagare per aver voluto conformarsi al modo ed essere stati sputati via come  ossa di pollo…Che nel loro brodo non vedranno mai.

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