Cecile

Aveva un che di chiaramente confuso

mentre pronunciava parole al ponentino sapiente:

erano parole di silenzio assoluto.

Si colorava d’un rosa antico il volto

all’ombra fresca di una primavera dubbiosa,

e il bosco di faggi i suoi giochi raccontava

seguendo il vento sulle sue labbra.

Su per il prato morbido e umido

tra mucchi d’erba fresca muoveva le caviglie

scoperte e sottili brillavano nel sole timido del tramonto

e vedevo mani,

e seguivo occhi,

e ascoltavo il suo aroma.

Quanto avrei vissuto il suono dolce dei suoi baci

senza paura, senza pudore

semplicemente

candidamente vissuto.

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